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La Cultura e la misura : i fondi pubblici al tempo della crisi

June 3, 2016

Inevitabilmente  enormi, sotto la lente della crisi economica, sono i tagli alle sovvenzioni pubbliche alla cultura, quel «fiume di denaro che si riversa in teatri, musei, festival, rassegne, convegni, fondazioni e associazioni - lo descriveva Alessandro Baricco in un articolo di qualche tempo fa - dato che il fiume si sta estinguendo ora ci si interroga. Si protesta. Si dibatte»

 

L' occasione era l' uscita di un libro che suscitò notevoli polemiche in Germania e poi in tutta l' Europa :

la proposta shock di tagli consistenti alle istituzioni culturali per una redistribuzione delle risorse era

l’inizio di una profonda ricognizione volta a smascherare storture e anacronismi, ideologie e scomode realtà: l’eccesso di offerta è un errore perché si fonda sul presupposto sbagliato che ogni prodotto possa generare da sé il proprio pubblico; la massiccia avanzata di consulenti e manager della cultura non produce innovazione, ma solo conformismo dal sapore burocratico.

 

In effetti c' è davvero da chiedersi quanto anche in Italia i fondi utilizzati da Regioni e Comuni per eventi culturali , manifestazioni e festival abbiano reso in termini di ricaduta economica, crescita dei territori , funzione sociale e sviluppo delle imprese creative.

Ma perchè non ce lo si è chiesto prima ? Solo adesso che le risorse sono poche si architettano complessi bandi di gara, si restringono i criteri di accesso, si scatena una "guerra tra poveri" tra gli operatori.

L' analisi dei flussi economici utilizzati in passato per sostenere le " Istituzioni Culturali" sono davvero impietosi :  i bilanci di musei, enti lirici, teatri più o meno stabili, sono costellati da sprechi e soprattutto dall' assenza di criteri di "misurazione" di quanto programmato, Gli eventi, i Festival e le infinite rassegne fotocopia hanno delapidato cifre consistenti dei bilanci di Comuni e Regioni senza riuscire, nella maggioranza dei casi, a fare da volano dell economie locali e conquistarsi una propria autonomia finanziaria supportata dall' originalità dei contenuti.

 

E' il momento di affrontare il tema della qualità degli investimenti di quel poco che resta, ma va fatto senza retorica e con il coraggio di ammettere gli errori del passato. Gli operatori per primi dovranno adeguare le proprie competenze per convincere tutti, dai politici ai cittadini, dell' utiilità ecomica e sociale della Cultura.

La sfida si gioca sul piano della capacità di progettazione e non sull' inasprimento di criteri nei bandi.

Se non si riesce a far percepire e misurare le ricadute reali di eventi, manifestazioni e luoghi della Cultura,

le risorse saranno destinate sempre a quei settori che la gente percepisce come essenziali.

 

 

 

 

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