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Perchè il patrimonio culturale è utile per tutti

March 3, 2016

 

 

Il patrimonio culturale ha un valore come capitale culturale e sociale, oltre ad apportare un contributo notevole di occupazione e indotto, un contributo ancora troppo sottovalutato

 

di seguito alcuni passaggi da un interessante intervento di Erminia Sciacchitano

 

La sensibilità del Parlamento europeo nel 2013 ha  contribuito a reintegrare il patrimonio culturale, inizialmente escluso, nel quadro programmatico pluriennale 2014-2020: da Europa Creativa al programma di Ricerca Horizon 2020, ad Erasmus+, al programma per la competitività delle piccole e medie imprese COSME.

 

 

In questo contesto si inquadra l’invito rivolto dal Consiglio dei Ministri della Cultura alla Commissione europea nelle Conclusioni di Maggio a contribuire «allo sviluppo di un approccio strategico al patrimonio culturale” e a “integrare il patrimonio culturale nelle politiche nazionali ed europee”.

 

Un patrimonio culturale inteso nell'accezione più ampia, costituito dalle “risorse ereditate dal passato, in tutte le forme e gli aspetti - materiali, immateriali e digitali (prodotti originariamente in formato digitale e digitalizzati), ivi inclusi i monumenti, i siti, i paesaggi, le competenze, le prassi, le conoscenze e le espressioni della creatività umana, nonché le collezioni conservate e gestite da organismi pubblici e privati quali musei, biblioteche e archivi».

 

Facendo seguito a questo impulso politico la Commissione ha adottato a luglio 2014 la Comunicazione

«Verso un approccio integrato per il patrimonio culturale per l’Europa», il cui obiettivo è supportare gli Stati membri e i portatori d'interesse perché traggano il massimo vantaggio dal sostegno fornito al patrimonio culturale dagli strumenti dell'UE, progredendo insieme nella direzione di un approccio più integrato a livello nazionale e di UE e, in ultima istanza, rendendo l'Europa un laboratorio per l'innovazione basata sulla cultura.

 

Nella comunicazione emerge la dimensione “trasversale” e “trans-settoriale” delle politiche sul patrimonio, che interessano diverse politiche pubbliche: oltre a quella culturale, quelle legate allo sviluppo regionale, coesione sociale, al welfare, all’agricoltura, agli affari marittimi, all'ambiente, al turismo, all'istruzione, all'agenda digitale, ricerca e all’innovazione.

 

La comunicazione della Commissione offre quindi una guida ragionata a queste diverse dimensioni e delinea gli strumenti che l’Europa mette a disposizione per integrare i programmi nazionali e regionali e quindi contribuire a salvaguardare e potenziare il valore intrinseco e sociale del patrimonio culturale, rafforzare il suo contributo alla crescita economica e alla creazione di posti di lavoro e sviluppare le sue potenzialità a favore della diplomazia dell’UE.

 

Accanto alla Comunicazione la Commissione ha pubblicato in parallelo una mappatura di informazioni utili su politiche, legislazione, programmi ed opportunità di finanziamento in Europa per la conservazione, digitalizzazione, valorizzazione, la ricerca, la formazione

 

Ma questa “multidimensionalità” trans-settoriale implica che la conservazione e trasmissione del nostro patrimonio culturale richiedano interventi integrati, che vadano oltre la semplice conservazione fisica di un sito.

 

Mentre un tempo la protezione del patrimonio passava per l’isolamento dalla vita quotidiana i nuovi approcci si concentrano sul coinvolgimento della comunità locale in tutte le fasi del percorso. In questa transizione certamente ha avuto ruolo fondamentale la Convenzione Quadro del Consiglio d'Europa sul valore del patrimonio culturale per la società, detta Convenzione di Faro, che l’Italia ha firmato nel 2013.

 

Prendersi cura del patrimonio oggi significa investire nel capitale culturale e sociale di un territorio, promuovendone la rigenerazione, altrimenti la sua trasmissione alla prossima generazione sarà impossibile. Un capitale generato proprio quando gli interventi sul patrimonio culturale sono occasione di partecipazione democratica ai processi decisionali, di promozione della diversità e di dialogo interculturale, rafforzando il senso di appartenenza ad una comunità, favorendo una comprensione e un rispetto maggiori tra i popoli, contribuendo a ridurre le disparità sociali, agevolando l'inclusione sociale, promuovendo il dialogo intergenerazionale.

 

In breve, è sempre più necessario attivare circoli virtuosi, incoraggiando i siti del patrimonio a diventare centri di conoscenza e incubatori di creatività e innovazione sociale, attraverso la promozione di misure volte a stimolare l'intero ciclo di creazione/produzione culturale/conservazione nei territori. Per fare questo occorre costruire molti ponti fra quelle che sono state per lungo tempo, ma erroneamente, considerate "dimensioni" separate: patrimonio culturale materiale, intangibile e digitale; eredità del passato e creatività contemporanea, luoghi della cultura e comunità, sia quelle residenti su un territorio sia quelle virtuali.

 

In particolare sono fondamentali iniziative che incentivano lo sviluppo di politiche urbane fondate sulla cultura come il Programma europeo «Capitali europee della cultura», che ha il merito di avere fondato un metodo, un approccio che inserisce la cultura nell'ambito di una strategia di sviluppo territoriale a lungo termine e che incentiva la costituzione di forme di governance più possibile partecipate che siano quindi capaci di governare i processi di sviluppo con approccio integrato e trans-settoriale.

 

La governance è, infatti, una leva fondamentale per lo sviluppo di un approccio realmente integrato al patrimonio, che guardi all’intero sistema di azioni necessarie ad innescare un processi di sviluppo sostenibile, e avviare un ciclo di crescita endogena.

 

Ecco perché l’ultimo documento del Consiglio sulla Governance partecipata del patrimonio culturale approvato sotto la presidenza italiana il 25 novembre, riveste un ruolo importante. A questo tema sarà inoltre dedicato un gruppo di lavoro di rappresentanti degli Stati UE che identificherà buone pratiche e linee di riferimento attraverso Metodo del Coordinamento Aperto per l’attuazione del Piano di Lavoro per la cultura 2015-2019.

 

Di recente ho assistito ad un discorso fra i più appassionati che io abbia mai sentito sul valore della cultura per il progetto europeo. Non ad un convegno, ma in un taxi diretto all'aeroporto, dove un tassista di Bruxelles, di origine algerina, imboccando il quartiere europeo mi ha raccontato i 40 anni di trasformazioni e i cambiamenti che la sua città ha vissuto da quando ci sono le istituzioni europee. E ha detto una frase chiave: La cultura è la colonna vertebrale dell'Europa.

 

Ritengo che sia un buon segnale. Non abbiamo forse ancora convinto la mitica “casalinga di Voghera”, ma se un tassista di Bruxelles è convinto che la cultura sia centrale per il progetto europeo in una città in cui il tasso di diversità culturale è fra i più alti che io abbia mai visto, forse siamo sulla buona strada.

 

 

Erminia Sciacchitano è Esperto Mibact designato a Bruxelles.

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